L’aggressione del 13 dicembre in cui è stato oggetto il Presidente del Consiglio è atto da condannare con tutte le nostre forze, come gesto di violenza, di intolleranza, di oltraggio alla persona e di spregio in un momento di associazione e partecipazione civile e politica.
La gravità dell’episodio si può in qualche modo riferire alle condizioni psichiche del protagonista dello stesso, ma si può forse anche inquadrare in un clima di costante tensione, provocazione, conflittualità permanente che, ormai, nonostante gli appelli di ogni genere e da ogni parte, sembra connotare in crescendo la convivenza e il dibattito politico in Italia.
Pochi minuti prima dell’episodio, ne abbiamo avuto un’ennesima dimostrazione: tutti abbiamo seguito attraverso i mass media, parte del discorso dello stesso Berlusconi, che ha apostrofato i suoi contestatori proponendo un “pacato dialogo” e ha concluso gridando per tre volte quel “vergogna!” che tante volte sentiamo usare dai politici soprattutto di destra: chi usa tale nome e il relativo verbo “vergognatevi” esprime di fatto un giudizio negativo, che non tiene conto del fatto che nella vita ci si deve vergognare solo del male che eventualmente si compie, e che una delle regole cardine della democrazia è l’espressione libera del proprio pensiero, di cui non vergognarsi mai!
Mentre quindi ci associamo all’unanime esecrazione di un assurdo e incivile gesto, auspichiamo da parte di tutti – ciascuno nel proprio contesto e secondo le proprie specificità – un cambiamento di fatto nei modi e nei toni, che restituisca al dibattito politico quella correttezza che tutti a parole auspichiamo.
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